Car-T: infezioni e ricostituzione immunitaria nei mesi successivi al trattamento

Le complicanze più gravi e comuni che si possono verificare in seguito a terapia con cellule Car-T, sono la sindrome da rilascio di citochine (CRS) e neurotossicità. La terapia, approvata per il trattamento di alcune neoplasie del sangue, porta spesso a citopenie e in particolare ad una riduzione significativa dei linfociti, che può durare nel tempo dopo la somministrazione del farmaco (anche un anno) e ad un aumentato rischio di infezioni. Lo sottolinea uno studio statunitense pubblicato di recente sulla rivista haematologica, il giornale della Ferrata Storti Foundation.

La linfocitopenia nei pazienti trattati con Car-T non stupisce ed è stata segnalata in altri studi. Può essere dovuta alle precedenti linee di terapia, alla linfodeplezione che precede l’infusione delle cellule ingegnerizzate, all’azione del farmaco stesso che attacca le cellule tumorali ma anche i linfociti B sani, infine all’uso di corticosteroidi con attività immunosoppressiva, somministrati in seguito alla terapia per contrastare le tossicità.
I ricercatori hanno condotto un’analisi retrospettiva dei dati dei pazienti affetti da linfoma a grandi cellule B trattati con axicabtagene ciloleucel al Moffitt Cancer Center (Istituto di ricerca della Florida) tra il 1 febbraio 2016 e il 28 febbraio 2019, per valutare la ricostituzione immunitaria e l’insorgenza di infezioni prima e dopo i 30 giorni dall’infusione, con un follow-up di circa un anno.

L’analisi è stata condotta su 85 pazienti. Di questi, in seguito al trattamento, il 9,4% ha sofferto di CRS grave e il 30% di neurotossicità e sono stati trattati con corticosteroidi per circa una settimana. Al momento dell’aferesi (il prelievo dei linfociti T del paziente), solo il 14% dei soggetti presentava citopenie di grado 3 o 4. Dopo 30 giorni dalla somministrazione del farmaco, sono state riscontrate leucopenia, neutropenia o trombocitopenia di grado 3 o 4 nel 28, 30 e 25% dei pazienti, rispettivamente. In totale il 44% presentava citopenia di grado 3 o 4 e tutti almeno una citopenia di grado 1. Nel corso dell’anno successivo, nella maggior parte dei pazienti, si è assistito alla ricostituzione immunitaria. La neutropenia è rimasta persistente nel 9% dei casi (3/31) anche dopo 12 mesi; le cellule B, non rilevabili nel quasi 90% dei pazienti (30/34) dopo un mese dall’infusione, sono state rilevate nel 57% dei soggetti a un anno. I ricercatori segnalano però che, in generale, il livello dei linfociti T CD4 restano bassi in modo persistente per mesi, anche a un anno dal trattamento.

Nella coorte analizzata, al 36,5% dei pazienti è stata diagnosticata un’infezione entro 30 giorni dopo la somministrazione e il 44,3% ha avuto infezioni durante il periodo di follow-up, che potrebbero essere associate alla profilassi. Da questo punto di vista gli autori osservano che “vi è una generale mancanza di dati per guidare le politiche di profilassi a seguito del trattamento con la terapia con cellule Car-T”. Sono quindi “necessari ulteriori studi per ottimizzare la profilassi e prevenire le infezioni.”

Post correlati

Lascia un commento



Homnya Srl | Partita IVA: 13026241003

Sede legale: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via della Stelletta, 23 - 00186 - Roma
Sede operativa: Via Galvani, 24 - 20099 - Milano

Popular Science Italia © 2026